Quando una coppia decide di separarsi, la priorità assoluta dovrebbe essere la tutela del benessere dei figli. Negli ultimi anni, in Italia si è parlato sempre più spesso di bigenitorialità e di affido paritetico (o “figli al 50%”), due concetti spesso confusi ma distinti, che mirano a garantire ai figli una crescita serena anche in famiglie che si riorganizzano dopo la fine della convivenza.
Cosa significa davvero “bigenitorialità”
La bigenitorialità è un principio sancito dalla legge italiana (art. 337-ter del Codice Civile Italiano) secondo cui il figlio ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, anche dopo la loro separazione o il divorzio.
Non si tratta quindi di una divisione matematica del tempo, ma della garanzia che entrambi i genitori rimangano figure presenti, responsabili e coinvolte nella vita del figlio: decisioni scolastiche, sanitarie, educative e affettive vanno condivise e concordate.
L’affido paritetico: quando i tempi si dividono al 50%
Diverso è il concetto di affido paritetico, che prevede una suddivisione equilibrata dei tempi di permanenza del figlio presso ciascun genitore (in genere circa il 50% con l’uno e il 50% con l’altro).
Questa modalità, sempre più diffusa, richiede però alcune condizioni favorevoli: i genitori devono vivere abbastanza vicino da garantire continuità scolastica e sociale, devono riuscire a comunicare e collaborare in modo costruttivo e devono porre al centro i bisogni emotivi dei figli, facendo sentire i bambini parte di due case sicure e accoglienti.I diritti dei bambini al centro delle decisioni
Che si tratti di affido condiviso o paritetico, il principio guida resta uno: il superiore interesse del figlio.
I bambini hanno bisogno di mantenere relazioni stabili con entrambi i genitori, di crescere in un contesto che assicuri continuità affettiva, educativa e scolastica, e di essere protetti da conflitti e tensioni familiari che possano turbare il loro equilibrio emotivo.
Quando la conflittualità tra i genitori è elevata, imporre un affido paritetico può essere controproducente: i bambini hanno bisogno prima di tutto di un ambiente sereno e prevedibile, non di un calendario perfettamente bilanciato.
Il ruolo della mediazione familiare
In questo percorso complesso, la mediazione familiare può essere uno strumento prezioso: aiuta i genitori a comunicare meglio, ridurre i conflitti e costruire accordi sostenibili che rispettino i bisogni dei figli.
Con il supporto di un professionista neutrale, è spesso possibile trasformare la separazione da momento di rottura a occasione per una nuova collaborazione genitoriale, più consapevole e rispettosa dei diritti dei più piccoli.
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