Quando una separazione si chiude sul piano giuridico, non sempre si chiude anche il conflitto tra i genitori. Può accadere che ogni decisione quotidiana — la scuola, una visita medica, un’attività sportiva, un cambio di orario — diventi motivo di tensione.
Nel mio lavoro con le famiglie incontro spesso situazioni in cui il problema non è più capire se separarsi o quale accordo raggiungere, ma riuscire a far funzionare concretamente la genitorialità dopo la separazione. È in questo spazio che può entrare in gioco la coordinazione genitoriale.
Cos’è la coordinazione genitoriale
La coordinazione genitoriale è un intervento rivolto soprattutto a genitori separati che continuano a vivere una conflittualità elevata e ricorrente nella gestione dei figli.
L’obiettivo non è ricostruire la relazione di coppia e neppure stabilire chi abbia ragione. Il lavoro si concentra sulle responsabilità genitoriali e sulle decisioni concrete che riguardano la vita dei figli, cercando di ridurre il numero e l’intensità dei conflitti.
In altre parole, si prova a spostare l’attenzione dalla contrapposizione tra gli adulti a una domanda più utile: cosa serve, oggi, per far funzionare meglio questa decisione nell’interesse dei figli?
Quando può essere utile
Non ogni disaccordo tra ex partner richiede un percorso di coordinazione genitoriale. Dopo una separazione è normale avere opinioni diverse e attraversare periodi più faticosi.
La coordinazione può diventare utile quando il conflitto tende invece a ripetersi sugli stessi temi e rende difficile applicare nella vita quotidiana anche accordi già raggiunti.
Può accadere, per esempio, quando ci si scontra frequentemente su:
- orari e passaggi da una casa all’altra;
- scuola, colloqui, compiti e attività extrascolastiche;
- visite mediche e decisioni sulla salute;
- vacanze, festività e cambi di programma;
- modalità di comunicazione tra i genitori;
- gestione di imprevisti che richiedono una decisione rapida.
Il punto non è eliminare ogni divergenza. Il punto è evitare che ogni divergenza diventi un nuovo conflitto e che siano i figli a subirne il peso o a essere coinvolti come intermediari.
Mediazione familiare e coordinazione genitoriale non sono la stessa cosa
Mediazione familiare e coordinazione genitoriale vengono spesso confuse, ma rispondono a bisogni diversi.
La mediazione familiare aiuta i genitori a costruire accordi condivisi e a riaprire uno spazio di comunicazione in una fase di separazione o riorganizzazione familiare. La coordinazione genitoriale interviene invece soprattutto quando la separazione è già avvenuta e il problema principale riguarda l’applicazione pratica delle decisioni e la gestione di una conflittualità persistente.
Nel mio lavoro considero importante capire prima di tutto quale sia la domanda reale della famiglia. Se c’è ancora spazio per costruire un accordo attraverso il dialogo, la mediazione può essere lo strumento più adatto. Se invece esistono già decisioni o assetti definiti, ma ogni passaggio operativo continua a trasformarsi in uno scontro, può essere utile valutare la coordinazione genitoriale.
Cosa fa concretamente un coordinatore genitoriale
Il coordinatore aiuta i genitori a riportare le discussioni su un piano concreto e gestibile.
Questo può significare chiarire come comunicare su un determinato tema, individuare procedure condivise per le decisioni ricorrenti, distinguere ciò che è urgente da ciò che può essere discusso con maggiore calma e ridurre le occasioni in cui i figli finiscono al centro del conflitto.
Una parte importante del lavoro riguarda proprio la comunicazione. Non è necessario che due ex partner tornino ad avere un rapporto sereno o amichevole. È però utile che riescano a scambiarsi le informazioni necessarie sui figli in modo sufficientemente chiaro, prevedibile e rispettoso.
Il coordinatore non prende il posto dei genitori e non sostituisce le altre figure professionali eventualmente coinvolte. Il suo compito è aiutare a rendere più funzionale la gestione della genitorialità nei limiti e con gli obiettivi definiti per il percorso.
Come si svolge un percorso di coordinazione genitoriale
Ogni situazione familiare ha caratteristiche proprie, per questo il percorso va definito a partire dai problemi concreti che stanno bloccando la collaborazione tra i genitori.
In genere il primo passaggio consiste nel comprendere quali siano le aree di conflitto più ricorrenti e quali decisioni richiedano una gestione più strutturata. Successivamente si lavora su modalità operative condivise: come comunicare, quali informazioni scambiarsi, con quali tempi, come affrontare gli imprevisti e come evitare di riaprire ogni volta questioni già definite.
Nella mia esperienza è importante che gli obiettivi siano molto concreti. Dire “dobbiamo comunicare meglio” è troppo generico. È più utile stabilire, per esempio, come comunicare una visita medica, entro quanto tempo rispondere a una richiesta organizzativa o quale canale utilizzare per le informazioni scolastiche.
Piccole regole operative possono ridurre notevolmente le occasioni di scontro quando vengono comprese e applicate con continuità.
Quando la conflittualità coinvolge i figli
Uno dei segnali più delicati è quando i figli iniziano a essere utilizzati, anche involontariamente, come tramite tra i genitori.
“Dì a tua madre che…”, “Chiedi a tuo padre se…”, “Spiegagli tu che…” sono frasi che possono sembrare pratiche, ma affidano ai figli una responsabilità che non dovrebbe essere loro.
Lo stesso vale quando il bambino o l’adolescente sente di dover scegliere, schierarsi, controllare l’umore dei genitori o evitare di raccontare qualcosa per paura di provocare una discussione.
In questi casi lavorare sulla coordinazione degli adulti significa anche restituire ai figli uno spazio più libero dal conflitto.
Coordinazione genitoriale e procedimento giudiziario
La coordinazione genitoriale può essere presa in considerazione anche in contesti nei quali è presente un procedimento giudiziario o esistono già provvedimenti relativi ai figli. In Italia viene utilizzata in alcuni contesti giudiziari e sono presenti esperienze e protocolli territoriali che affiancano mediazione familiare e coordinazione genitoriale nella gestione dei conflitti genitoriali.
Questo non significa che il coordinatore sostituisca il giudice o l’avvocato. Il percorso ha una funzione diversa: lavorare sulla gestione concreta della genitorialità e sull’applicazione quotidiana degli assetti definiti.
Per gli aspetti strettamente giuridici è sempre opportuno fare riferimento ai professionisti competenti e al contenuto degli eventuali provvedimenti o accordi che riguardano la famiglia.
L’obiettivo non è andare d’accordo su tutto
Uno degli equivoci più frequenti è pensare che un percorso di coordinazione debba portare i genitori a essere nuovamente in sintonia.
Non è questo l’obiettivo. Due persone possono continuare ad avere opinioni molto diverse e, allo stesso tempo, imparare a gestire in modo più funzionale le decisioni che riguardano i figli.
Ciò che considero importante è ridurre il livello di esposizione dei figli al conflitto e costruire un sistema abbastanza stabile da permettere alla vita quotidiana di funzionare anche quando tra gli adulti rimangono differenze importanti.
Quando ogni decisione diventa uno scontro, chiedere un supporto non significa rinunciare al proprio ruolo di genitore. Significa provare a esercitarlo in modo più sostenibile, evitando che il conflitto occupi tutto lo spazio disponibile.
Se vuoi capire se la coordinazione genitoriale può essere adatta alla tua situazione, nel mio studio a Genova posso aiutarti a valutare il percorso più coerente con le difficoltà che stai vivendo.
Domande frequenti

Mediatrice Familiare Sistemica e Coordinatrice Genitoriale. Da oltre 25 anni lavoro nell’ambito dell’educazione e delle relazioni familiari, accompagnando genitori e famiglie nella gestione dei conflitti e dei momenti di cambiamento, con particolare attenzione al benessere dei figli. Ricevo a Genova e svolgo consulenze anche online.
